Pietrafiorita, la città che non esiste, ma che ognuno di noi può riconoscere

Succede molto spesso che gli scrittori decidano di creare una città ad hoc, costruita da loro solo per loro, una di queste è Pietrafiorita.  Fatta di strade, di chiese, di bar, di piazze, di gente, un po’ come tutti gli altri luoghi, ma dove noi, che amiamo viaggiare, non sapremo come andare se non attraverso le strade tracciate dalle loro parole. Un motivo in più per leggere.

Ricordate il viaggio che abbiamo fatto la scorsa settimana? La Cagliari di Lampadas, il filmato che ho allegato, era esattamente il contrario: si chiamava come quella vera, ma era ricostruita come un collage di se stessa, come spiegavo nella introduzione, un ambiente nuovo per una città antica. Oggi sperimenteremo l’opposto, andremo in un borgo che, almeno a prima vista, non esiste. Come detto, si chiama Pietrafiorita e, non esiste.

Pietrafiorita
Pietrafiorita ed il potere dello scrittore. Photo credit: aforisticamente

Lo scrittore ed il suo “potere”

Se la cercate sulle mappe, se andate a scorrere l’elenco dei comuni italiani, se passate in rassegna le truppe dei borghi suggeriti dal Ministero per il Turismo, non esiste. Non esiste, ma nel libro c’è. Allora esiste! Lo scrittore usa questo trucco per essere libero, per ambientare le sue storie ed i suoi personaggi in un centro urbano fatto apposta per loro, solo lui sarà il genius loci che condiziona i caratteri e le relazioni tra i cittadini a lui solo subordinati. In un romanzo non possono esistere eretici o contestatori rispetto alla politica imposta da chi scrive, e, a pensarci bene, nemmeno conviene troppo ribellarsi visto che si è comunque sottoposti a qualcuno che ha potere di vita e di morte su tutti. Decide i matrimoni, i tradimenti, le nascite, i trasferimenti e le mansioni di sacerdoti e carabinieri; lo spirito e la legge dipendono solo dalla sua penna.

Un paesaggio reale potrebbe condizionare o limitare le “mosse” improvvise che sono il collante del grande affresco che questo libro propone. L’autore dipinge figure colorate con i tratti della sua terra e della sua memoria guidando gli eventi nel continuo confronto tra quello che la gente di Pietrafiorita si dice e quello che invece lui dice a noi di quella terra, sua come suoi sono i colori con cui è dipinta.

A Pietrafiorita c’è certamente: un’anagrafe che solo lo scrittore conosce, un censimento da poco concluso che lui stesso ha fatto per definire con cura il percorso che ciascuno dovrà compiere per andare da casa al centro della scena, ed esiste anche uno stato di famiglia per ciascun cittadino su cui lo stesso autore non mi ha voluto dire troppo. In un paese si sa, non ci sono molte distrazioni, la gente mormora, e non proprio tutti i ragazzi presentano una spiccata somiglianza con il padre. Andiamoci lo stesso, anche se Pietrafiorita non esiste o, per ora, esiste solo tra quelle pagine.

A pensarci bene, c’è un genere di letteratura e di scrittori che senza i veri ricordi intorno a cui ricamare non potrebbe vivere. Ci sono autori, come il nostro, che non manipolano il loro racconto ed il loro paese a caso, lo fanno affinché quelle storie possano essere riconosciute come quelle di tutti. Lo fanno perché la deformazione di ciò che viene spostato a lato della realtà, sotto la loro lente possa diventare una verità. E’ per questo che il vero nome di Pietrafiorita ve lo dirò solo più avanti. E di motivo ce n’è anche un altro.

Michele, Rosina, il sacerdote Ammèn, Merluzzo e il sagrestano Cristobaldo sono persone che vivono ovunque, in ogni paese. Hanno altri nomi, hanno altre facce, forse non corrispondono alla descrizione fisica che l’autore ne fa, ma forse abitano ancora anche nel borgo dove voi vivete, o in quello vicino, o in quello dove siete soliti andare durante il week end.

Per cui, questo libro, prima di tutto, vi invita a fare un viaggio intorno a noi stessi, ci invita a guardare di nuovo negli occhi chi gioca a carte nel bar della piazza, ci invita ad ascoltare le imprecazioni in dialetto rivolte a chi ha sbagliato a calare la carta, ci invita ad immaginare quale passato ci possa essere dietro lo sguardo del parroco o dietro quello strano soggetto da sempre apostrofato come “un po’ matto” e che magari è solo la risultante della Storia vissuta a modo suo.

Io per esempio, vivevo da ragazzo in un borgo molto diverso da Pietrafiorita, non nevicava mai e c’era il mare che qualche volta d’inverno ruggiva come un leone oltrepassando la scogliera a balzi. Il sagrestano della chiesa di Santa Teresa non era sordomuto, che io sapessi, ma non parlava mai. La sua estraniazione dal mondo l’aveva decisa da solo, vai a sapere perché, magari per motivi simili a quelli del Senzanome del nostro libro. Era buono, servizievole, timorato di Dio e conosceva uno ad uno tutti i fedeli. Li aveva catalogati e divisi per estrazione sociale che in chiesa significava l’uso delle panche o delle sedie la cui posizione rispetto all’altare costituiva un vero albo araldico a dispetto di Dio.

Oppure c’era Ninotto, un innocuo omone peripatetico che incontravo quasi ogni giorno. Camminava dondolando in avanti, sempre in procinto di cadere, si fermava appoggiandosi su una gamba con il corpo pendente come la torre di Pisa, era un laboratorio di statica vivente. La prendeva alla lontana, cominciava prima lodando il fatto che avendo io la possibilità di andare a scuola sarei stato preparato della geografia delle capitali Europee, poichè lui non aveva potuto studiare ed era rimasto con un dubbio esistenziale che solo io avrei potuto dirimere, finalmente passava alla domanda che per dieci anni consecutivi ha fatto a tutti gli studenti del paese: Ma secondo te la Grecia Atene o nun A’tene a capitale? Rideva, beato lui, della battuta. Lo prendevamo per matto e non potevamo immaginare quello che la televisione ci avrebbe proposto trent’anni dopo come comicità.

Pietrafiorita è una parola composta da due opposti, ma “gli opposti si attraggono” diceva sempre mia nonna allorquando vedeva sottobraccio una improbabile coppia di fidanzati standosene appollaiata di vedetta nel posto di guardia del suo balcone che dominava la passeggiata del paese. A Pietrafiorita non fioriscono solo girasoli e biancospini, ma anche amori apparentemente impossibili come quello tra una donna perduta e insieme desiderata e un uomo che a dispetto del paese, delle voci, delle convenzioni, a dispetto della sua proverbiale timidezza, si innamorò di lei.

Rosina mai si sarebbe sognata di pensare a quell’uomo inesistente come al compagno della vita. Non aveva nulla di attraente, eppure! Ecco, eppure. Perché, che un paese sia reale o inventato, l’amore è lo stesso ovunque: attrazione verso ciò che è inaspettato. Anacleto era “tenace a coltivare i sogni come fossero fiori delicati” e questo ha sconvolto la mente di chi fino a quel momento aveva guardato ad altro, in realtà aveva guardato solo con altri occhi. Per questo si dice “chi disprezza compra”, perché quello a cui sei abituato, che conosci, che apprezzi e che ti aspetti, ti da piacere, lo stesso piacere del sapore della lasagna della nonna che è quello, solo quello e deve essere quello.

Pietrafiorita
Photo credit: Panoramio

Ma quello che non ti aspetti, ti emoziona, provoca uno sconvolgimento emotivo per cui devi ricostruire un equilibrio diverso da prima per agganciarti a qualcos’altro. Arriva come un fulmine, all’improvviso e fruga una zona inesplorata della tua mente che nemmeno tu sapevi esistere. Gli antichi greci conoscevano tutto questo che a Pietrafiorita è ancora vivo tra la gente: lo chiamavano thaumazein una parola per molti aspetti intraducibile con un solo vocabolo, una parola che, secondo me, dopo aver letto il libro ritengo sia il motto scritto sul gonfalone di Pietrafiorita. Lo chiederò all’autore.

Rosina, colpita da questo vento greco decide di virare e mettere la vita in suo favore. Se fosse una barca si direbbe “strambare”, Rosina libera le vele dal proprio appoggio per andare in una nuova direzione di marcia. La strambata la costringe a cercare un nuovo assetto, un equilibrio tra la vita e il paese, tra procedere in mezzo alle onde delle chiacchiere altrui e la sicurezza della propria meta. Stramberà ancora, Rosina, cambierà vento e procederà sicura avendo imparato come tenere il mare.

Pietrafiorita è un ossimoro, il nostro autore ha messo insieme le pietre ed i fiori per privarci  dell’idea che la sua storia potesse avere un senso logico, ma quando un amore è sul punto di sbocciare, la leggiadria dei fiori multicolori avrà la meglio sulle brune pareti di roccia scoscesa. Ho fatto una indagine, di tutti i paesi Italiani fatti di “Pietra” ho scoperto che quello che più si avvicina a quello descritto è Pietrapertosa, un borgo meraviglioso appeso alle guglie delle dolomiti lucane e sdraiato al sole a dominare la valle, ci sono stato e tra poco vi racconterò il mio viaggio.

Il seguito di questo articolo è pubblicato con il titolo: Pietrafiorita, la città degli amori impossibili, tra streghe, unguenti e notti di luna piena

Il libro: Mimmo Sammartino, Il paese dei segreti addii, HACCA 2016,disponibile su Amazon, clicca qui.

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