Il fotografo in bicicletta, Giuseppe Palumbo, al Museo della Civiltà romana con la sua mostra fotografica “Vento del Sud”

Si chiamava Giuseppe Palumbo e nessun altro luogo nella capitale avrebbe potuto accoglierlo meglio del Museo della civiltà romana, per l'impronta rurale

Dagli anni del fascismo all’Expo del 1942, il Museo della Civiltà Romana da monumento celebrativo fascista a luogo di sapere.

museo della civiltà romana
Colonnato Museo della Civiltà Romana – PhotoCredit commons.wikimedia.org

I passi lunghi delle colonne

Il Museo della Civiltà Romana non è un semplice luogo espositivo ma un vero e proprio monumento storico. Commissionato dalla Casa automobilistica FIAT, l’immenso edificio, colonnato, avrebbe dovuto accogliere una mostra celebrativa delle vittorie fasciste, inserendosi nel più grande progetto dell’Expo di Roma del 1942.

Tuttavia la seconda guerra mondiale interruppe sia la costruzione della struttura che il suo futuro utilizzo.

Solo nel 2016 l’edificio è stato designato a Museo della Civiltà romana, un organismo in grado di raggruppare insieme ben quattro importanti musei nazionali: Il Museo Preistorico etnografico, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, il Museo d’Arte Orientale e il Museo dell’Alto Medioevo, settori per definizione tecnici, destinati solo a specialisti e appassionati.

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Palumbo PhotoCredit leccesette.it

Pedalando nel Novecento

E proprio nel Museo della Civiltà Romana, precisamente nel contenitore Arti e Tradizioni Popolari si colloca la mostra fotografica Visioni del Sud, composta da ben 1740 lastre opera del noto fotografo in bicicletta, Giuseppe Palumbo, dimenticate in un cassetto per sessant’anni dalla loro realizzazione.

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Visioni del Sud PhotoCredit visionidelsud.it

Una Salento arcaica viene ritratta dall’occhio di un uomo attento, che passa non solo per fotografare ma per documentare, denunciare, rendere pubblico il male del secolo, le trasformazioni massicce ad opera dell’uomo, e quindi la ruralità che perde importanza per lasciare il posto a un ambiente deturpato dalle macchine e dalle nuove abitazioni.

Sono ritratti dei primi del Novecento che danno vita a una mostra-laboratorio, interattiva e diffusa, adornata di luminarie. Il Museo della Civiltà Romana si presta ad accogliere opere intense e descrittive come quella del Palumbo.

Perché un reportage non smetta mai di avere la propria forza e il proprio coraggio di fronte al trascorrere del tempo è necessario che il racconto e il modo di raccontarlo non si perdano.

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