Due Orologi di Roma scandiscono il tempo con l’acqua

Gli Orologi di Roma, ad acqua, sono un intricato gioco di ingegneria: l’unico esibito in luogo pubblico è quello che fa bella mostra di sé nel Parco di Villa Borghese

Orologi di Roma ad acqua
Orologio di Villa Borghese PhotoCredit villa borghese gallery tours

Il padre degli idrocronometri romani

Gli Orologi di Roma, ad acqua, erano tre. L’Inventore, un frate domenicano Giovanni Battista Embriaco, era solito costruire questi idrocronometri, mosso da una grande passione per le invenzioni e l’ingegneria meccanica.

Il terzo, meno famoso, era stato istallato nel cortile dell’Ex Ministero delle Finanze ma nel 1860 andò perduto. Roma rimase con due tempi.

Il più famoso e anche più suggestivo si innalza in quella piccola nicchia di bosco pensata dall’architetto Gioacchino Ersoch, nel Parco di Villa Borghese.

Ben congegnata, la posizione di questo orologio ad acqua, è pubblica, non ci sono teche a custodirne le fragilità, tant’è che, spesso, si sono verificati atti vandalici e, quando l’orologio è rimasto trascurato, l’ingranaggio ha smesso di funzionare.

Orologi di Roma ad acqua1
Il laghetto dell’Orologio – PhotoCredit: Emanuela Gizzi

L’acqua fa il suo lavoro, così come il bilancino interno che muove le lancette e carica la suoneria, ma è la Scuola di Formazione Professionale del Centro Elis a manutenere l’idrocronometro, una scuola specializzata nel campo dell’industria e dell’artigianato.

Da un Parco a un Cortile

La cornice arborea e acquatica, insieme, sono un piacevole luogo di passeggiate, a pochi passi dal Pincio. Non c’è tempo che scandisca meglio le ore del silenzio. E qui ci si distrae dalla città.

Il secondo tra gli Orologi di Roma, ancora attivo ma privato, venne creato dallo stesso padre Embriaco per arredare il cortile interno del Palazzo Berardi-Cesi-Muti. Un palazzo del ‘500 ad opera di Giacomo della Porta, ristrutturato da Pio Piacentini, un notevole scrigno in cui nascondere il tempo.

Orologi di Roma ad acqua
Il padre degli idrocronometri PhotoCredit Scuola Omero

I battiti di Roma si sentono scandire forte da questi due monumenti.

Il primo così teatrale, incastonato dentro una torretta lignea che richiama ai tronchi degli alberi. Perfettamente fuso con lo spazio naturale. Il secondo così marmoreo, alloggiato dentro una conchiglia che rimanda alla Venere che emerge dalle acque. Simbolicamente una perla rara.

Chissà se vanno all’unisono con il resto degli orologi o se l’acqua ha un battito diverso, se due si chiamano tra loro, visto che sono figli dello stesso padre, in qualche modo fratelli.

Della stessa autrice gli articoli legati all’acqua:

La Barcaccia       Fontana dei Quattro Fiumi     Fontana delle Tartarughe     Bocca della Verità    Opere idrauliche etrusche     Il torrente Valchetta Crèmera     Il Nasone tra i nasoni     Il Tevere   

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