Essaouira, molto più di una stazione costiera, una scoperta!

Non si lascia divorare dal Mare, Essaouira, dentro la Medina esplode di colori

Tappezzeria Marocchina – PhotoCredit: Emanuela Gizzi

Una Medina per saggi e poeti

Un castello fatto dalla sabbia, cantava Jimmy Hendrix ispirato proprio dai dintorni di Essaouira, una di quelle mete, diventata stazione commerciale non a caso.

Eppure nonostante le influenze fenicie e il fenomeno turistico in forte crescita, nella Medina si respira il Marocco, sciolto nei colori porpora dei tappeti, riformulato nell’aroma delle spezie e nel legno di tuia, rintracciabile ovunque, sia sulle teste delle donne che si avvolgono nell’haik , il velo bianco tradizionale, sia nell’intricato gioco di stradine che si incrociano all’interno.

Vicoli del Marocco – PhotoCredit: Emanuela Gizzi

I vicoli sono come una cipolla. Basta addentrarsi per scoprire sempre più cose di Essaouira. Gatti acciambellati in ceste di vimini o sornioni sui muretti, piccole piazze, teatri all’aperto di opere artigianali e di ricca gastronomia, che accolgono in modo famelico i visitatori; uomini che ramazzano i marciapiedi e mi sorridono e donne sedute in terra che sgranano montagne di legumi; il profumoso alito di tajine speziati che si mescola all’aria e all’arte.

Una Medina per gatti

Ovunque io giri lo sguardo, l’amalgama artistico e quello sociale mi contagiano. C’è semplicità ma c’è francesismo. Un qualcosa di autentico è insito in ogni oggetto artigianale e in ogni donna o gatto che incrocio. Mi sento appartenere al luogo.

Gatti acciambellati – PhotoCredit: Emanuela Gizzi

L’ospitalità che invade i vicoli non ha bisogno di essere esternata con un gesto o una parola, è lì, frutto di un passato evidentemente costruito verso quella direzione.

Si ripetono lungo i vicoli delle litanie, o come vengono definiti, canti gnaoua, accompagnate dal suono di tamburi, bassi a tre corde e nacchere metalliche che sono espressione di come sacro e profano, elementi sub-sahariani e influenze di altri luoghi si fondano relazionandosi tra loro.

Un’anziana ingobbita mi passa accanto, la guardo fino a quando la sua figura fragile non scompare in fondo alla piazza Moulay Hassan. Mi vengono in mente i ritmi di Pat Metheny.

Della stessa autrice Le Medine:

Fes, una Medina disarmante del Maroccoes

A Meknes, come nel resto del Marocco, non si può rubare l’anima

Una pioggia che non lava via il fascino di Rabat

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