Tour enogastronomico Viterbo e la sua provincia

Tour Enogastronomico Viterbo significa scoprire un’affascinante città del Lazio settentrionale, luogo ideale per organizzare un “appetitoso” tour fatto di sapori e profumi.

Tour Enogastronomico Viterbo

Dicevamo Viterbo, una piccola capitale di bellezza, cultura e tradizione situata nella regione più centrale d’Italia. Il suo nome deriva dal latino “vetus urbs”, “Città Vecchia”, e questo dà un’idea delle origini alquanto antiche di questa nobile città laziale.
Questo ampio territorio, che assieme all’alto Lazio include anche delle zone dell’Umbria e della Toscana, assume convenzionalmente l’antico nome di “Tuscia“, ed è ricco di itinerari enogastronomici d’eccellenza che richiamano appassionati e visitatori da tutta Italia.

Palazzo de Papi, Viterbo (lino9999 by pixabay.com)

Ma la provincia in questione conserva un grande tesoro, oltre che i palazzi neoclassici e le piazze ricche di monumenti e musei: la tradizione gastronomica e vinicola. Il cuore della provincia, proprio la città di Viterbo, infonde e diffonde tradizioni gastronomiche antiche, riassaporabili nella Susianella, salume medievale riscoperto solo da due produttori della zona, o nell’Acquacotta alla Viterbese, zuppa dalle mille varianti familiari che attecchisce nella cucina povera della tradizione.

Tour enogastronomico Viterbo e la sua provincia

Civita di Bagnoregio

Un tour enogastronomico della Tuscia che si rispetti, non può che continuare in uno dei più amati, pittoreschi e fotografati paesini della provincia di Viterbo: Civita di Bagnoregio. Questo borgo, soprannominato anche “Città che muore”, è stato eletto fra i più belli dell’intera penisola, e a ragione; si tratta di una manciata di case strette sulla cima di un colle roccioso, caparbiemente recuperate alla disgregazione geologica e oggi abitate da una decina di persone. Qui non arrivano auto e a volerlo raggiungere, ci si deve “arrampicare” sull’alto ponte che sovrasta la valle sottostante.

Civita di Bagnoregio (evondue by pixabay.com)

Oltre che a visitare il paese, non si può prescindere dal fermarsi a pranzo all’Hostaria del Ponte di Bagnoregio, dove si possono gustare specialità locali come i “piciarelli” e la pasta con il tartufo.

Castiglione in Teverina

Nelle vicinanze, Castiglione in Teverina si erige a baluardo vinicolo della provincia di Viterbo: da qui, storicamente, sono partite le aziende che hanno iniziato a far parlare del vino di qualità in Tuscia. E sempre da qui oggi, prendono il volo nuove e piccole realtà di nicchia, come l’azienda Doganieri-Miyazaki, piccola realtà che con il suo Confiè IGP Lazio Rosso 2010 a vitigno Montepulciano, ha conquistato i famigerati tre EST! nella guida La Tuscia del Vino 2015.

Tour enogastronomico Viterbo e la sua provincia

Lago di Bolsena

Rimaniamo in tema vitivinicolo e spostiamoci sul Lago di Bolsena, il più grande del Lazio e il lago vulcanico più esteso d’Europa. L’orogenesi di questo territorio ha segnato profondamente e in maniera eccelsa la produzione di vini: dallo storico EST! EST! EST! del leggendario Vescovo Defuk e del suo coppiere Martino, all’Aleatico di Gradoli, prodotto sulle coste dell’omonimo paese che digradano verso il lago.

Montefiascone, bella città di origine romana, è anche un vero scrigno di ricette tradizionali, dai fegatini aromatici accompagnati dal Pan Giallo, ai supplì, all’ottima crostata di ricotta. Ma è a Marta e a Bolsena che ci si deve spingere per gustare appieno i sapori del lago, con il suo Coregone, le Anguille, i capitoni e i lattarini magistralmente lavorati dalle varie cooperative presenti sul territorio lacustre.

Lago di Bolsena (deltatoast by pixabay.com)

Dal Lago di Bolsena alla bella Tuscania il salto è davvero breve e spesso tracciabile anche attraverso la Via Francigena. Importante centro storico etrusco nonché terra fertile e rigogliosa, Tuscania impone una scelta combattuta tra il perdersi fra le costruzioni preromane delle chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore o il cercare fin da subito un buon ristorante dove ordinare un ottimo Abbacchio alla Cacciatora; perché la dominazione romana e la vicinanza alla capitale hanno influenzato nel tempo anche la tradizione gastronomica della Tuscia.

Vallerano, Canepina, Vignanello

Storia a sé per la parte a sud della provincia di Viterbo, meno conosciuta e praticata, ma con un orgoglio che reclama il suo riscatto. Scendendo dai Monti Cimini è la Castagna DOP a farla da padrona, ma con una compagna d’eccezione che è la pasta di farina di canapa, antica coltura del luogo da cui Canepina ha mutuato il nome. E come in un allineamento di soldati, si incontra Vallerano con la sua Notte delle Candele e poi Vignanello, con il Castello Ruspoli e le sue antiche tradizioni viticole e gastronomiche. Dalla pasta tirata a mano alla riscoperta dei Presidi, la ricerca gastronomica fa tappa a Il Vicoletto; piccolo ristorante, ma grande Chiocciola Slow Food, la sua cucina è una rievocazione del territorio: dal baccalà, ai fagioli del Purgatorio, dalla Susianella ai grandi oli del viterbese, dai formaggi selezionati ai vini che sono espressione di autenticità, qui si parla di Tuscia con passione.

Caprarola

Si conclude a Caprarola il nostro viaggio in provincia di Viterbo. Perché il Palazzo Farnese ha reso questo paese famoso nel mondo, perché la vicinanza al Lago di Vico lo rende piacevolmente fresco d’estate; ma soprattutto perché qui si trova una trattoria indicata come una delle migliori del Lazio: Trattoria del Cimino, sulle cui spalle si trova quasi un secolo di storia e tradizione, tutto percepibile nella capacità di leggere le stagioni e i sapori; dai funghi al cinghiale, dai salumi alla pasta fatta rigorosamente a mano, alla selezione di cioccolati e vini, è qui che scattiamo l’ultima istantanea dalla Tuscia.

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